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Qualità dell’aria in Emilia Romagna: nel 2015 più polveri sottili

Aria2014Nel 2015, a causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli, le concentrazioni di polveri in Emilia-Romagna sono state superiori a quelle osservate nel 2014; i valori sono tuttavia inferiori rispetto agli anni fino al 2009. Nel semestre invernale vengono emessi mediamente circa i due terzi delle polveri sottili e dell´ossido di carbonio. Almeno la metà delle polveri PM10 e PM2.5 è di origine secondaria, ovvero si forma in atmosfera a partire da altri inquinanti. L´estate è invece caratterizzata dalla elevata presenza di ozono, frutto della trasformazione da parte della luce solare degli inquinanti emessi in atmosfera.

Le sfavorevoli condizioni meteorologiche che si sono presentate nel 2015, in particolare dal 20 ottobre, hanno determinato un aumento dei giorni di superamento dei limiti di legge previsti per´inquinante più critico (il PM10) e un peggioramento anche per gli altri indicatori principali.

A partire dal 20 ottobre 2015 la concentrazione media giornaliera di PM10 è stata prossima o superiore al valore limite di 50 µg/m3 per più giorni consecutivi in gran parte della regione, anche se non ha mai raggiunto i valori massimi registrati in altri periodi del passato. (La massima concentrazione del decennio fu registrata nel marzo 2012, quando si registrarono fino a 250 µg/m3 di PM10). I valori massimi dell´inverno 2015 sono stati rilevati nel periodo 15-17 dicembre, con punte comprese quasi tutte tra 90 e 123 µg/m3 in alcune stazioni da traffico.

Il numero di giorni meteorologicamente “favorevoli” all´accumulo di inquinanti è stato, nel 2015, il più elevato dal 2005, di poco superiore al 2006, l´anno più critico tra gli ultimi dieci .

Un´analisi della distribuzione mensile delle emissioni mostra, inoltre, come nel primo e nell´ultimo trimestre di ogni anno si concentrino oltre il 65% delle emissioni di PM10 (irritante e riconosciuto cancerogeno). Anche gli altri principali fattori inquinanti dell´aria, ad eccezione dell´ammoniaca, sono emessi per oltre il 50% nel semestre invernale; tutto ciò a causa del funzionamento degli impianti di riscaldamento domestico, che si aggiungono alle altre fonti, presenti in modo quasi uniforme durante i dodici mesi (trasporti, emissioni industriali, produzione di energia, agricoltura ed allevamenti).

Il valore limite giornaliero di PM10 (50 µg/m3 ), è stato superato, nel 2015, per oltre 35 giorni (numero massimo definito dalla norma vigente) in 23 delle 43 stazioni della rete regionale che lo misurano. Il massimo numero di superamenti (67) è stato registrato a Parma e Reggio Emilia.

Per quel che riguarda la media annua di PM10 e PM2.5, i valori del 2015 sono stati quasi ovunque superiori al 2014, ma la media annua di PM10 è stata inferiore ai limiti di legge in tutte le 43 stazioni. Il valore limite per la media annuale di PM2.5 è risultato inferiore al limite di legge in 23 delle 24 stazioni che misurano questo inquinante (è stato superato nella sola stazione di fondo rurale di Besenzone PC).

Nel periodo estivo (aprile-settembre), l´inquinante che ha maggiormente destato preoccupazioni è stato l´ozono, per il quale è stato superato il valore obiettivo a lungo termine per la protezione della salute (numero di superamenti del valore della media massima giornaliera calcolata su 8 ore nell´arco di 1 anno, di 120 µg/m3) in tutte le 34 stazioni che misurano questo inquinante.

I valori degli altri inquinanti (biossido di zolfo, benzene e monossido di carbonio) sono rimasti entro i limiti di legge in tutte le stazioni di rilevamento.

I dati completi: relazione_aria_2015_def

L’infografica; Qualita_aria_2015_1

1 Commento

  1. Veraldo Caffagnini, GCR –
    Un anno in polvere
    L’inquinamento da Pm10 è cresciuto in regione del 16%

    Il bilancio 2015 della qualità dell’aria in regione è negativo, con un netto peggioramento della performance ambientale rispetto al 2014.
    Gli sforamenti dei 50 microgrammi per metro cubo registrati dalle centraline Arpa sono stati complessivamente 574, mentre 940 volte si è superata la soglia di attenzione di 40 microgrammi.
    A Parma il dato annuale registra 78 superamenti del limite di legge e 120 dati oltre la soglia di attenzione.
    Rispetto al 2014 la regione registra un incremento del 41% di sforamenti, e un 35% di incremento della soglia di attenzione.
    Anche Parma ha peggiorato la sua performance, ma molto meno della media regionale.
    Nella città ducale gli sforamenti sono aumentati dell’11%, i superamenti della soglia di attenzione del 6%.
    Colpisce il netto miglioramento da ottobre in avanti. Forse le misure adottate qualche effetto lo danno: 12 mila auto in meno in circolazione, un’area di 33 km quadrati “limitata” (a Modena solo 11), nessun viale di attraversamento consentito (invece a Reggio Emilia ci sono).
    E’ andata malissimo a Modena, dove gli sforamenti sono passati da 46 a 78, con un incremento del 70%, dando alla città degli Este la leadership 2015 per i superamenti dei limiti di legge.
    Prendendo in considerazione i dati dell’intero 2015 vediamo che la media regionale di polveri sottili si attesta a 35 microgrammi con Parma che registra un dato superiore, 38.
    L’aria peggiore dell’Emilia Romagna la detiene nel 2015 Reggio Emilia, che ha spodestato Parma, regina nera invece nel 2014.
    L’aria meno fetida è quella di Bologna e di Forlì Cesena, 31 µg/m3 di media.
    Un’intera regione malata d’aria, che è riuscita a peggiorare la qualità di cosa respiriamo in modo netto, passando da una media di 30 a una media di 35 microgrammi di polveri fini per metro cubo di aria.
    La cappa regna su tutta la regione e su tutto il bacino padano.
    In queste condizioni di estremo malessere crescono a dismisura ricoveri, accessi ai pronto soccorso, malattie respiratorie e cardio-vascolari.
    Si incrementano i decessi e diminuisce la qualità della vita.
    A dirlo è un’indagine dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa. Disturbi polmonari più che raddoppiati, attacchi d’asma passati dal 3,4 al 7,2%, per la rinite allergica si è saliti dal 16.2% al 37.4%, l’espettorato ha superato il 19% rispetto all’8.7% del 1985 e la broncopneumopatia cronica ostruttiva ha raggiunto il 6.8% contro il 2.1% iniziale.
    In una situazione di questo genere aver progettato, sostenuto, costruito un impianto inquinante di classe uno, la peggiore, come un inceneritore, quando c’erano evidenti alternative, è stato quanto meno un atto scellerato.
    Ma questo è quello che è successo a Parma.
    Oggi che la recita è finita ci troviamo un debito di 200 milioni di euro e un impegno scritto degli enti locali di provvedere al suo rimborso.
    Un camino che per sopravvivere “deve” bruciare più del doppio di quanto è disponibile sul territorio, che affamato di rifiuti deve andare a caccia oltre i confini che gli erano stati posti come limite invalicabile.
    Il modello Parma della raccolta differenziata ha messo a nudo i calcoli di comodo che erano stati invece proposti come architravi del progetto.
    Il modello Parma dice, numeri alla mano, che per tutta la regione basterebbe un solo inceneritore, in attesa di portare a zero il rifiuto residuo, oggi causato da una errata progettazione dei materiali, da oggetti che in una prospettiva di economia circolare non dovrebbero essere prodotti né la legge dovrebbe consentire la loro messa in commercio.
    Emergenza ambientale e sanitaria.
    I nostri polmoni stavano meglio 20 anni fa.
    La soluzione delle autorità?
    Incrementare la potenzialità degli inceneritori.
    Livelli di saggezza e lungimiranza da sforamento!

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