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Giordano Ollari, re del lusso con il marchio O’: “Senza Parma e senza il Parma non sarei quello che sono”

di Titti Duimio e Francesca Devincenzi

 

Fatturato da capogiro, vendite online in tutto il mondo, tra i cinque maggiori supplier buyer di Farfetch (colosso mondiale di shopping nella moda) alla quale porta 20 milioni di fatturato O’ (Officina) raccoglie e distribuisce il meglio del fashion italiano.

22 vetrine a Parma, 10 a Reggio Emilia, 6 a Salsomaggiore e in autunno nuove aperture a Piacenza. In anni di crisi Giordano Ollari e la sua Officina spiazzano la concorrenza e crescono in continuazione imponendo stile e inventando desideri nel settore abbigliamento e accessori che entrano di diritto nel mondo vincente del Made in Italy. Intuizione e ricerca di giovani stilisti, qualità delle materie prime e un grande ascolto delle tendenze, questi gli ingredienti indispensabili. E tutto parte da qui. Parma e la sua bellezza inevitabile, Parma e la sua tradizione sospesa nel tempo, Parma che della sua eleganza nutre e si nutre, Parma duchessa che pretende rispetto in cambio di stile. Una città che lavora e produce all’ombra di una credibilità consegnata alla storia.

Quanto ha influito la sua città sul suo percorso imprenditoriale?

“Indispensabile partire da qui per andare oltre. Parma è percepita come città elegante e capitale del gusto e solo da questa città si poteva partire per dialogare di stile con il resto del mondo.

Parma, Reggio Emilia, Salsomaggiore e da ottobre a Piacenza, praticamente il ‘Ducato’ per imporre una visione vincente anche fuori da qui. Orgoglioso di essere parmigiano, senza la mia città non sarei quello che sono: mi ha insegnato la curiosità, l’ascolto e un pizzico di vanità ma bisogna essere in grado di uscire dalla contemplazione di se stessi ed internazionalizzare il brand Parma, abbiamo creato un modo di vivere e ora è da esportare e far conoscere in tutto il mondo”.



Nei suoi progetti internazionali qual e’ il pezzo di Parma che si porta dietro?



“Il gusto e l’equilibrio, la storia ‘glassata’ di una Parma da romanzo unita ad una forte ricerca d’innovazione e ad una grande visione internazionale mi hanno accompagnato in tutti questi anni. In tutte le mie presentazioni aziendali compare il Duomo, il Battistero e una visione di Parma come marchio di tradizione e bellezza che all’estero percepiscono come nostra identità culturale ma è un punto di partenza al quale affiancare contemporaneità e creatività moderne. Vedere segni di comunicazione innovativa tra i san pietrini del centro da’ un segnale di movimento e di vivacità ad una città indiscutibilmente troppo bella che ha bisogno di essere contaminata di futuro. La moda è contaminazione e comunicazione e circola in tutto il mondo partendo da qui, far circolare un linguaggio comune significa esportare il racconto di un sogno condiviso”.

Da responsabile vendite per un’azienda locale a brand manager per marchi famosi della moda ad affermato imprenditore del settore Giordano Ollari ha attraversato tutto il mondo del lusso, quali sono i prossimi progetti?

“Contrariamente a quello che si vede oggi io credo che il mondo dell’online abbia raggiunto un punto di saturazione e che lentamente ma inesorabilmente si torni ad un rapporto più fisico con l’acquisto di un capo d’abbigliamento. C’è bisogno di relazioni e di emozioni reali e l’esperienza sensoriale di toccare, annusare, guardare e ascoltare l’oggetto che ti rappresenta la puoi avere solo in un negozio. Perciò credo nell’onda di ritorno, l’aridità dell’assenza di dialogo riporterà al contatto umano e al mestiere tradizionale. Fondamentalmente la mia azienda è divisa in 3 business unit: rafforzare i punti vendita con grande attenzione per la territorialità ed espansione a zone limitrofe ma con il centro sempre a Parma, vendite online con un nostro nuovo sito www.oluxury.com che partira’ ad ottobre e importanti investimenti sul settore shopping tour che, in virtù di un vantaggio economico sull’acquisto di capi di lusso nei miei punti vendita, prevede l’arrivo a Parma di turisti di tutto il mondo attraverso un’ importante operazione di marketing territoriale con la creazione di pacchetti ad hoc per incrementare la vendita del fashion italiano unita all’aumento del turismo in città. Questo e’ un grande progetto che potrebbe coinvolgere tutte le realtà istituzionali e private per rilanciare Parma come capitale della bellezza e del ben-vivere, per restituire alla mia città un po’ del know how che mi ha regalato per arrivare qui
”.

Nel mondo del lusso avremo una forte risposta offline all’online dilagante, quindi?

“Il mondo che comanda lo fa con il p.i.l. e in questo momento il mondo asiatico è il motore trainante. Se una ragazza cinese vuole la capsula di Moschino ce l’ha dopo 12 ore, ma appena questo mercato sarà maturo come quello europeo, che assapora l’arte, il cibo, la cultura e la bellezza, evolverà e le richieste cambieranno, diventerà un consumo consapevole ed evoluto. Diventeranno esigenti e autonomi nelle scelte e cercheranno racconti di stile e non solo oggetti di consumo e lì il contatto diretto diventerà indispensabile con il ritorno all’offline”.

Come si crea un trend?

“Domanda difficile. Mettiamola in termini di gioco: immagina che ci sia un club di un milione di persone che attraverso un film, una canzone o una mostra d’arte sentono una situazione e la identificano in un oggetto, il trend è una situazione, un’emozione condivisa. La moda è la comunicazione di un’appartenenza riconosciuta, poi esistono situazioni impazzite come quelle delle blogger che creano ‘bisogni’ su misura e che non fanno moda, ma fortunatamente si tratta di un fenomeno limitato. 

Come abbiamo già detto, Parma nel mondo è riconosciuta per gusto e stile ma anche il calcio ha contribuito a renderci riconoscibili”.

O’ è uno sponsor del Parma, qual e’ il suo rapporto con la squadra cittadina?

“Il Parma Calcio fa parte della mia vita. Io da piccolo vivevo in via Milano con Giulio Sega, Alberto Rizzati e Roberto Gasparroni e la mia è una passione forte, un vero amore. Mi è sembrato giusto stare vicino ad una squadra che fa parte della mia vita e ho voluto investire nel Parma per rispetto delle mie emozioni e della città. Ho vissuto con sofferenza le vicissitudini degli ultimi tempi e mi sono sentito quasi costretto ad elevarmi a paladino in difesa di un’idea e, inevitabilmente, l’amore e la fede sono cresciute sempre di più. 
Il Parma è amore e passione. Traino e elemento della città. Ci hanno fatto malissimo, alla città, ai tifosi, a me come imprenditore e come appassionato. Volevo esserci nella rinascita. Perché città e squadra, classe imprenditoriale e futuro della squadra devono camminare insieme. E poi io ci metto il cuore. In campo, coi giocatori. In campo, per l’azienda. Nella città, per una Parma futuristica e globale.
Inoltre credo anche che il calcio sia un magnifico polo di aggregazione per la città e continuerò a starle di fianco con un contratto di 3 anni per lo spazio panchine e hospitality sky box e mi occuperò della divisa provando a mettere il mio linguaggio anche in un sistema rigido e codificato come quello dell’eleganza sportiva. Tenterò di destrutturare il codice di immagine in un campo ancorato ad uno stile un po’ immobilizzato come faccio sempre con progetti e proposte sdrammatizzanti e alternative perchè la vera moda è togliere i riferimenti, azzerare gli stereotipi e avere il coraggio di costruire nuovi linguaggi nonostante le cadute e gli errori”.

 

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