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Van Gogh approda a Parma: un viaggio nelle “stanze segrete” dell’artista

Si presenta come un racconto di formazione sul celebre pittore olandese la mostra Van Gogh Multimedia e la stanza segreta, ospitata dal 27 gennaio al 23 giugno nelle sale del prestigioso Palazzo Dalla Rosa Prati di Parma (Strada Duomo, 7) e prodotta da Navigare srl, con il patrocinio del Comune di Parma, della Regione Emilia-Romagna, con la curatela di Vincenzo Sanfo.

            L’esposizione, che ha l’obiettivo di avvicinare il pubblico alla vicenda umana e artistica del grande pittore olandese morto suicida nel 1890, a Auvers-sur-Oise, a 37 anni, ripercorre la storia di van Gogh attraverso due percorsi paralleli: una parte multimediale e immersiva dedicata alla sua inconfondibile arte, e l’altra, con 52 opere originali provenienti da collezioni private, di cui 13 di van Gogh e le restanti di altri 17 artisti che con lui condivisero percorsi artistici e di vita, o che per lui furono modelli di riferimento.

            Il percorso multimediale introduce il visitatore alle principali tappe della vita di van Gogh, trascorsa per lo più in Francia, contrassegnate da 8 sezioni: Arles, La camera di Arles, Auvers-sur-Oise, Nuenen, Parigi e Saint Remy, Ritratti e Autoritratti, ognuna associata ad un totem multimediale, con riproduzioni digitali dei dipinti di van Gogh. A completare questo percorso, l’allestimento prevede uno spazio immersivo in cui i visitatori potranno vivere l’emozione di sentirsi parte di un dipinto, ma anche in uno spazio virtuale, con 4 postazioni attrezzate con speciali visori tridimensionali, gli Oculus VR360 QHD, per “muoversi” nei colori e nelle pennellate caratteristiche del maestro olandese.

            Il secondo percorso della mostra, intitolato La stanza segreta, affianca alla serie di 12 litografie originali di van Gogh e alla celebre heliogravure L’homme à la pipe – Ritratto del dottor Gachet, una galleria di dipinti, disegni preparatori, opere grafiche e sculture di diversi artisti. Tra questi: Emile Bernard, estensore della prima catalogazione delle opere di van Gogh dopo la sua morte, su incarico del fratello Théo; Fernand Cormon, nel cui atelier parigino van Gogh scoprì quella libertà pittorica che sarà alla base di tutto il suo futuro lavoro; Anton Mauve, suo primo mentore; Paul Monticelli dal quale van Gogh mutuò la tecnica pittorica del tutto personale, densa di materia e di colore; Paul Gauguin con cui van Gogh condivise un burrascoso rapporto di amicizia, ed Henri de Toulouse-Lautrec, con il quale si instaurò, invece, un solido legame.

       La mostra, inoltre, approfondisce anche un altro aspetto della sensibilità di van Gogh, con la presenza, in particolare, di opere grafiche originali degli artisti giapponesi Hiroshige e Hokusai. Dell’arte giapponese, che arrivò in Francia dopo il 1860, van Gogh fu profondo estimatore e collezionista, come risulta evidente anche da molte delle sue opere in cui il Giappone è un costante riferimento.  

       Completano la visita alla mostra rare fotografie d’epoca, documenti, libri, selezionati con l’intento di restituire al pubblico le atmosfere dell’epoca in cui van Gogh visse, con i suoi cambiamenti sociali, politici e artistici, e una riproduzione in scala reale della camera di Arles, nella “casa gialla” in Provenza, in cui van Gogh visse tra il 1888 e il 1889, in un periodo particolarmente intenso della sua vita, poco prima di suicidarsi. 

Van Gogh Multimedia e la stanza segreta sarà visitabile tutti i giorni con orario continuato dal lunedì al venerdì: ore 9.30 – 19.30; sabato, domenica e giorni festivi dalle 9.30 alle 20.00.

Le opere di Vincent van Gogh in mostra

    Della vasta produzione di van Gogh, in questa mostra sono presenti 13 opere originali: 12 litografie (1853-1890) e 1 heliogravure (1890), tutte provenienti da collezioni private. 

La serie di litografie fa parte del Portfolio Peintures, Édition du Chêne, 1947

1) Portrait de jeune fille sur fond rose

2) La Berceuse (Portrait de madame Roulin)

3) Le Facteur Roulin 

4) Portrait de Armand Roulin

5) Portrait d’acteur 

6) Le fauteuil de Gauguin 

7) Maison à Arles

8) Tige fleurie d’amandier 

9) Nature morte (con dedica a Lucien Pissarro, figlio di Camille) 

10) Le Ravin

11) Les Alyscamps

12) Autoritratto 

     Editato per la Fondation van Gogh, il portfolio, realizzato con stampa litografica in pochissime copie, riproduce alcune tra le opere più conosciute di van Gogh. Tra queste, spiccano alcuni straordinari ritratti, in cui Vincent restituisce, non solo l’immagine e il volto delle persone, ma quel senso di introspezione e di distacco dal mondo reale, che lo ha perseguitato per tutto l’arco della sua breve vita.

     La Berceuse (Portrait de madame Roulin), Le Facteur Roulin e Portrait de Armand Roulin furono realizzati per la quasi totalità durante il suo soggiorno ad Arles. Questi ritratti riproducono, quasi al completo, la famiglia Roulin, una delle poche famiglie che lo accolsero con amicizia e cordialità.

van Gogh dipinse o disegnò oltre 25 ritratti della famiglia del Postino Roulin e scrisse al fratello Théo: “…ho fatto i ritratti di un’intera famiglia, quella del postino del quale avevo già disegnato la testa. L’uomo, sua moglie, il bambino, e il figlio di sedici anni, tutti dei personaggi molto francesi, sebbene il primo, abbia l’aspetto di un russo.”

      L’heliogravure Homme à la Pipe: Portrait du docteur Gachet (1890), fu realizzata da van Gogh a partire dalla rara acquaforte eseguita ad Auvers nello studio del dottor Gachet, suo amico e medico conosciuto ad Arles. È una delle poche opere grafiche di van Gogh. Si conoscono, infatti, solo un’acquaforte e nove litografie tutte create presumibilmente nello studio dell’amico Gachet.

     Il ritratto, editato in pochi esemplari nel 1939 dalla società Francois di Limoges per les Éditions Hyperion di Parigi, restituisce l’immagine del dottor Gachet leggermente incupita e tesa, forse presagio di ciò che lo stato di salute di van Gogh potrebbe determinare nel futuro dell’amico.

     Questa opera è, per molti versi, vicina al ritratto di Paul Gachet conservato al Musée d’Orsay di Parigi e in cui, al posto della pipa, egli tiene nelle mani una pianta medicinale.

Di Gachet, Vincent scriveva al fratello Theo: “Simpatico ma disturbato quanto me” e ancora “Ho incontrato il dottor Gachet, mi ha dato l’impressione di essere abbastanza eccentrico, ma la sua esperienza di medico lo deve tenere in equilibrio. Sto lavorando al suo ritratto”. Pare sia stato proprio Gachet a consigliare al pittore una sorta di ‘arte-terapia’ e, quindi, a far convogliare sulla tela tutto il malessere dell’artista. 

La stanza segreta

      La stanza segreta raccoglie una selezione di opere: dipinti, disegni, opere grafiche e sculture, che raccontano il vissuto di van Gogh, gli incontri, le collaborazioni, i percorsi, che hanno ispirato la sua pittura e il suo particolare modo di vedere l’arte. 

       Sono presenti, quindi, in questo spazio, i suoi maestri e le sue amicizie parigine. Tra i primi, meritano sicuramente un posto d’onore Anton Mauve, Rodolphe Julian, Fernand Cormon, fonti di ispirazione che indussero il pittore olandese a seguire il colorismo di Meissonier, la poetica di Jean François Millet, di Constant Troyon, di Jean Charles Daubigny e la tecnica di Adolphe de Monticelli.

       Le amicizie parigine ebbero, invece, un’influenza decisiva su van Gogh, facendogli scoprire un nuovo modo di dipingere e di rappresentare il mondo. Rientrano in questa cerchia Henri de Toulouse-Lautrec, Louis Anquetin, Jean George Jeanniot ma, soprattutto, Émile Bernard e Paul Gauguin. Tra questi spicca, infine, la figura del dottor Gachet, in arte van Ryssel, che, diagnosticato il male di vivere di van Gogh, cercherà di trovare per lui una cura, una via d’uscita dal buio della sua mente. 

Alcune delle opere esposte nella stanza segreta

Olandese e cugino acquisito di Vincent van Gogh, il pittore Anton Mauve (1838-1888) fu tra i maggiori esponenti della scuola dell’Aia ed esercitò sul Maestro grande influenza dal punto di vista artistico, trasmettendogli le basi sia del colore ad olio, sia quelle dell’acquarello. Molte delle opere di van Gogh risentono di ispirazioni tratte dai dipinti di Mauve, tanto nelle impostazioni di fondo quanto nella struttura delle composizioni.

 Nella stanza segreta è possibile ammirare l’acquerello su carta Paesaggio olandese (1875 circa) in cui Mauve dipinge un delicato orizzonte che si staglia al largo di un rarefatto paesaggio olandese.

Rodolphe Julian e l’Académie Julian 

Acqueforti per il libro, Ompdrailles le Tombeau des Lutteurs di Leon Claudel 1879, ed A. Cinqualbre

Unico libro illustrato da Rodolphe Julian che parla di Ompdrailles, famoso invincibile lottatore, soprannominato per la sua forza Tombeau des lutteurs. Il libro editato nel 1879 è un esempio della capacità di sintesi del segno di Julian che, in queste acqueforti, rivela il suo amore per la classicità, dando alla figura del lottatore Ompdrailles caratteri e pose classicheggianti e venate da una velata omosessualità.

Fondatore de L’Academie Julian, nel 1867 a Parigi, Rodolphe Julian, modesto pittore, ma dotato di grande intuizione, aprì uno spazio denominato Academie, principalmente dedicato agli artisti stranieri, che all’epoca arrivavano numerosi a Parigi e che, non conoscendo bene la lingua francese, non potevano accedere all’ Ecole des Beaux-Arts.

Julian, mise a disposizione degli artisti modelle e modelli ma soprattutto spazi, in cui gli artisti potevano dipingere, come e cosa volevano, senza interferenze di alcun genere.

Da Julian approdarono molti artisti che poi diverranno famosi, tra cui, Vincent van Gogh, Paul Serusier, Félix Vallotton, Ignacio Zuloaga, Émile Bernard, Henry Matisse, Jean Dubuffet, Marcel Duchamp e molti altri.

L’Academie Julian divenne famosa anche perché apri le sue porte alle donne, che a quel tempo, non potevano essere ammesse all’Ecole des Beaux Arts e, soprattutto, non potevano accedere ai corsi di nudo.

      Fernand Cormon (1845-1924), è presente nella mostra di Parma con l’olio su tela Infermiera in preghiera del 1914, opera poco conosciuta del maestro di van Gogh, di Toulouse-Lautrec, di Bernard, di Matisse e di molti altri artisti. Dedito soprattutto a soggetti legati alla Preistoria e a temi tipici invece dell’Orientalismo, si interessò anche alla pittura a tema religioso come nel caso dell’infermiera in preghiera per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il cui candido velo si staglia su un cielo plumbeo. Alcuni tra i suoi capolavori, tra cui Caino, furono ispirati ai poemi di Victor Hugo.

      Tra gli artisti più ammirati da van Gogh, anche il marsigliese di origini italiane Adolphe Joseph Thomas Monticelli (1824-1886). I fiori e i girasoli dell’artista olandese hanno molti debiti nei confronti di questo pittore poco conosciuto malgrado la grande originalità delle sue ricerche. Appartenente alla generazione precedente a quella degli Impressionisti, non conobbe mai Van Gogh, ma la sua tecnica pittorica influenzò tanto quella di van Gogh quanto quella di Matisse.

Artista piuttosto isolato, coltivò la predilezione per paesaggi e personaggi femminili, soprattutto eroine mitologiche, presenti anche nell’opera qui esposta nell’olio su tela Femmes dans une parc.

     Del neoimpressionista Émile Bernard (1868-1941), grande innovatore della pittura europea, e riferimento per tutti gli artisti post-impressionisti, in particolar modo per van Gogh e per Gauguin, che da lui erediterà un’estetica simbolista, l’esposizione di Parma presenta una serie di xilografie acquerellate del 1844. Dopo un primo approccio alla tecnica puntinista di Seurat, Bernard si dedicherà al Sintetismo sperimentando la tecnica del cloisonnisme: colori intensi racchiusi in nette linee di contorno nere che rimandano al filo di piombo delle vetrate medievali. Gettò quindi le basi per una nuova arte lontana dal ritrarre meticolosamente la realtà, come fino ad allora in uso tra gli Impressionisti.

     Di Paul Cézanne (1839-1906) si conoscono poche opere grafiche: circa cinque acqueforti e quattro litografie. Di queste, la stanza segreta ospita la preziosa acquaforte. La maison du docteur Gachet. Paysage a Auvers (1873). L’opera, considerata un piccolo capolavoro dagli appassionati, non solo rappresenta uno studio per il successivo lavoro su tela, ma testimonia anche la grande forza espressiva dell’artista che in alcuni casi, come questo, va ben oltre la descrizione impressionista, aprendo lo sguardo verso direzioni che portano ad intuire la nascita dell’Espressionismo e la futura rivoluzione di stampo picassiano. Come van Gogh, anche Cézanne fu amico del medico, artista e collezionista d’arte Gachet e nella sua casa ad Auvers-sur-Oise soggiornò tra il 1872 e il 1874. In questo periodo il medico e l’artista instaurano una proficua collaborazione. Il medico sarà tra i primi estimatori del talento di Cézanne divenendone fin da subito collezionista. 

     Di Paul Gauguin (1848-1903) la mostra propone 6 opere, 5 incisioni e una scultura in terracotta, in cui figura anche la xilografia tahitiana Pape Moé ((1894). L’artista francese, per un periodo amico di van Gogh sino al leggendario quanto violento litigio ad Arles, instaurò una relazione profonda con la cultura polinesiana, tanto da trasferirsi definitivamente nella Polinesia francese nel 1895, prima a Tahiti e poi nelle Isole Marchesi. 

   Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) è presente in mostra con 2 disegni: Carrozza con cavalli e Figura a cavallo e studio di volto. Intenso e duraturo fu il rapporto di amicizia tra Vincent ed Henri. I due si conobbero nell’Atelier Cormon, insieme ad altri pittori. Di carattere chiuso, van Gogh non legò facilmente con tutti, ma con Toulouse-Lautrec instaurò un’amicizia esclusiva, condividendo anche molte idee, in particolare sull’importanza del ritratto nell’approfondire la realtà umana attraverso la pittura. Non a caso, Toulouse-Lautrec, proprio nel periodo di formazione presso la scuola di Cormon, realizzerà un ritratto di Vincent con la tecnica del pastello su carta oggi conservato al Van Gogh Museum di Amsterdam. 

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