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Enrico Chiesa, il più amato del “Dream Team” del Parma nel 1999

Il legame tra Enrico Chiesa e Parma è diventato estremamente profondo dopo i tre anni trascorsi in maglia gialloblu. Il motivo è abbastanza facile da intuire: a Parma, Chiesa senior ha giocato, con ogni probabilità, gli anni migliori di tutta la sua carriera, contribuendo al raggiungimento di ogni tipo di traguardo.

Ecco spiegato il motivo per cui, per i tifosi parmensi, Chiesa rappresenta una sorta di divinità. È normale, a Parma, quando c’era lui in attacco, si lottava per traguardi importantissimi. La formazione emiliana, infatti, era invischiata nella lotta per vincere il campionato, ma è ad annotare anche l’unica storica qualificazione in Champions League. Chi si chiede cosa possa fare il Parma attuale, deve dimenticarsi certamente quegli anni: eppure in tanti credono nella possibilità di raggiungere una tranquilla salvezza e poi, chissà. Scommetterci ora potrebbe essere vantaggioso: topscommesse consiglia sistemi di scommesse molto interessanti e vantaggiosi da sfruttare.

Enrico Chiesa, un idolo dalle parti del Tardini

Nel 1999, Enrico Chiesa prende parte a quello che, da più parti, è stato definito il “Dream Team” di tutti i tempi del Parma, ovvero quella squadra in grado di trionfare in Coppa Uefa e in Coppa Italia, andando ad un passo dal triplete pure in campionato. Tre stagioni che difficilmente si possono dimenticare, proprio per la grande mole di ricordi che Chiesa porterà sempre con sé.

Un triennio che ha segnato in modo ineluttabile la carriera di Enrico Chiesa, che comunque faticava a trovare spazio nel suo ruolo naturale, ovvero quello di punta centrale. Infatti, non è un caso che, sia con Carlo Ancelotti che con Alberto Malesani in panchina, era spesso costretto a fare da punta di raccordo in due moduli principali, ovvero il 4-4-2 o il 3-4-1-2.

Eppure, Chiesa ha interpretato così bene quel ruolo che non gli è pesato “cedere” la figura di attaccante centrale all’argentino Hernan Crespo. Proprio la sua difficoltà a trovare spazio come prima punta, però, è stata, a lungo andare, la motivazione che l’ha spinto ad approdare ad altri lidi, leggasi Fiorentina, nel corso della stagione estiva del 1999.

E, di conseguenza, non ci si può stupire del fatto che Chiesa, proprio con la maglia viola, abbia trovato la sua definitiva consacrazione dal punto di vista realizzativo solamente una volta partito per altri lidi Gabriel Omar Batistuta. I numeri non mentono: in coppia con Batigol solo sette gol all’attivo, senza il bomber argentino 22 reti.

Nel corso di una recente intervista, Enrico Chiesa ha parlato a lungo proprio dei suoi trascorsi con la maglia della squadra ducale. Chiudendo gli occhi, la prima immagine che viene in mente a Chiesa senior relativa a quel periodo è senz’altro il gol al Marsiglia nella finale di Coppa Uefa.

Un’altra bellissima rete che rimarrà per sempre impressa nella mente di Chiesa, e sicuramente anche nei ricordi di tantissimi tifosi, è quel pazzesco pallonetto nella semifinale della medesima Coppa Uefa finita in bacheca, contro l’Atletico Madrid. In realtà, però, il gol più decisivo fu il secondo, quello dell’1-2, che consegnò al Parma l’accesso all’atto finale della manifestazione.

Un Parma formato lusso, che secondo Enrico Chiesa avrebbe potuto anche lottare sul serio per la vittoria del campionato italiano, ma solo a patto di non arrivare fino in fondo a Coppa Uefa e Coppa Italia. Queste ultime due competizioni hanno inevitabilmente prosciugato le energie dei ducali nella corsa verso il titolo italiano.

Il pensiero su Malesani e le poche occasioni in Nazionale

I ricordi di Chiesa si intrecciano anche con l’allenatore dell’epoca, ovvero Alberto Malesani. Un mister dal carattere fumantino che, però, come spiega benissimo Chiesa curava con grandissima attenzione la tattica e ogni dettaglio nel momento in cui preparava la gara.

Uno dei rimpianti di Enrico Chiesa è probabilmente quello di non aver avuto molte occasioni per incidere anche a livello internazionale con la maglia dell’Italia, anche per colpa di qualche maledetto infortunio di troppo.

 

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