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Dj Fabo e il diritto di morire. Adinolfi parla di inferno? Pizzarotti di civiltà: a Parma il registro del testamento biologico

di Francesca Devincenzi

 

In uno stato di diritto, non c’è diritto alla morte. Sembra un ossimoro, una contraddizione tra le parti, una metonimia, sproloquio di una nota stonata di una rima tronca, di un gioco dell’assurdo. Nell’Italia che si professa libera e progressista, ma si tiene in seno, caldo e morbido, il Vaticano, morire non è ancora un diritto.

Non si vuol questionare sull’opportunità o meno del togliersi la vita: difficile trovare una risposta coerente, una soluzione sensata, una verità assoluta. E’ giusto che un malato terminale, un dead man walking, sia libero di abbreviare la propria agonia? Il partito del sì e quello del no hanno infinite ragioni.

Ed è difficile, forse impossibile, per chi non vive nella luce di una fede inamovibile o non si trova nella condizione terminale, dare una risposta coerente, sensata, universalmente giusta.

Ma è accettabile che uno stato di diritto non permetta a un ragazzo che amava la notte e la vita sia stato costretto ad andare in Svizzera per mettere fine alla propria agonia? Fabiano Antoniani non voleva morire, ma non voleva più vivere così, da quando, tre anni fa, una distrazione e la cintura slacciata lo hanno strappato alla sua vita. 

L’essere umano ha un devastante istinto di sopravvivenza, fino all’ultimo si attacca alla vita: Dj Fabo si è attaccato alla morte. Cieco, paralizzato, ha stretto coi denti la fiala mortale per ingoiarla. Il suo ultimo istinto vitale è stato morire.

Ma non a casa sua, non appoggiato dal suo Paese. In Svizzera, paese accogliente e civile, coraggioso e libero, come Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni, come la fidanzata e la famiglia di Fabo, che hanno seguito in lacrime e rispettoso silenzio l’ultimo viaggio del loro Fabiano.

La “lunga notte” iniziata il 13 giugno 2014

Fabiano Antoniani, milanese, 39 anni, ex broker, assicuratore e poi dj di successo, “da ragazzo molto vivace e un po’ ribelle”, come si raccontava in un video, è passato a vivere una vita nel buio, nell’immobilità. E’ rimasto cieco e tetraplegico dalla notte del 13 giugno del 2014, quando fu vittima di un terribile incidente stradale: di ritorno da un locale del dj set milanese, per chinarsi a raccogliere il cellulare che gli era sfuggito di mano sbandò e la sua vettura si scontrò contro un’altra che procedeva sulla corsia d’emergenza. Fu sbalzato fuori dall’abitacolo e da lì ebbe inizio il suo calvario.

Per quasi tre anni è rimasto “immerso in una notte senza fine” e ha lottato con la sua fidanzata Valeria e con l’associazione ‘Luca Coscioni’ per legalizzare l’eutanasia anche nel nostro Paese. “Non ho perso subito la speranza – raccontava – ho provato a curarmi anche sperimentando nuove terapie, purtroppo senza risultati. Mi sento in gabbia: non sono depresso, ma non vedo e non mi muovo. Sono bloccato a letto”.

(Fonte: Agi) –  “Fabo è morto alle 11.40”. L’annuncio arriva su Twitter da Marco Cappato: Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, è morto in una clinica svizzera specializzata nell’eutanasia. L’annuncio di Cappato, dirigente dell’associazione Luca Coscioni che lo ha accompagnato, giunge a un giorno dal ricovero.

“Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo”, il polemico commento di Cappato alla notizia che il giovane artista era riuscito a ottenere l’eutanasia.

“Vorrei poter scegliere di morire senza soffrire”, diceva dj Fabo nell’appello rivolto al Presidente della Repubblica perché intervenisse presso il Parlamento per far approvare al più presto la legge sul testamento biologico e il fine vita. Un desiderio che in Italia non può realizzare e che lo ha spinto ad andare in Svizzera.

Ieri aveva registrato l’ultimo messaggio, rilanciato su Twitter dall’associazione Coscioni: “Sono finalmente arrivato in Svizzera, e ci sono arrivato purtroppo con le mie forze e non con l’aiuto dello Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e la ringrazierò fino alla morte”.

 

Le parole di Mario Adinolfi –  “Hitler almeno i disabili li eliminava gratis”. Il riferimento al Führer arriva dal leader ultracattolico Mario Adinolfi, quello del popolo della famiglia. Ha commentato così, dal proprio profilo Facebook, la scelta di dj Fabo di andare a morire in un altro Paese, dove l’eutanasia è consentita.

“Dj Fabo è morto. Ora la nostra domanda è semplice: speculando su questa tragedia – scrive Adinolfi – che legge volete? Volete il sistema svizzero, che sopprime un disabile a listino prezzi? Iniezione di pentobarbital, pratiche e funerale, diciottomila euro tutto incluso. Volete sfruttare l’onda emotiva per ottenere questa vergogna?”.

E poi: “Hitler almeno i disabili li eliminava gratis. No signori, voi non volete davvero dare allo Stato la possibilità di costruire un sistema in cui ci sia una finta “scelta” tra curare i sofferenti con centinaia di migliaia di euro all’anno o finirli con una iniezione di pentobarbital il cui principio attivo costa 13 euro. Non la volete la legge sull’eutanasia che hanno Belgio, Olanda e Lussemburgo che nel 2001 hanno soppresso 60 persone e nel 2016 oltre 15mila e non erano 15mila Dj Fabo». Il consiglio finale: «Non fatevi fregare. Non volete l’inferno”.

Parole che si commentano da sole. E la domanda, della quale chi scrive si assume ogni responsabilità è una sola, a proposito dello stato di diritto: come è possibile che costui abbia ancora diritto di parola?

 

Ma a differenza di Adinolfi ci sono persone e politici che il testamento biologico lo considerato un atto di civiltà e progresso. Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, ex 5 stelle fuoriuscito spontaneamente dal movimento lo scorso ottobre, l’ha fatto. Ha fatto il piccolo grande passo simbolico per la civiltà che era in suo potere. In qualità di primo cittadino ha creato il registro del testamento biologico di Parma.

“Il Registro del Testamento Biologico è una realtà nel Comune di Parma, sin dal 2014. – scrive Pizzarotti su Facebook commentando la vicenda – Ci abbiamo creduto, e abbiamo fortemente voluto il registro per dare un segnale a tutti coloro che vogliono decidere del proprio fine vita coscientemente. Ma si sa, serve una legge nazionale perché le nostre norme siano messe in pratica. Chiediamo che una legge venga discussa in Parlamento. Per il resto, silenzio e rispetto. Ciao Dj Fabo, che la terra ti sia lieve”.

 

1 Commento

  1. e possibile che questi politi di cacc…….devobo ancora commentate sul testamento biologico ma che gli venga a loro un mle incurabile op… che rimanfhino tetraplegici ho qualcuno della sua famiglia poi.scusate qualche errore di ortogr ma dal cell non ci leggo cosi bene

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