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Cessione Terme Baistrocchi: “I lati oscuri e le non risposte della Regione”

“Sulla vendita del Baistrocchi continuano ad esserci molte cose non chiare e la Regione sta nascondendo la testa sotto la sabbia ritardando il più possibile il tempo di risposta ai quesiti posti già da mesi”. Così il Vice Presidente dell’Assemblea legislativa regionale Fabio Rainieri della Lega Nord ha commentato la presentazione di una sua nuova interrogazione in Regione Emilia-Romagna, nelle more della mancata risposta da parte dell’Assessore regionale alla sanità Sergio Venturi, sempre sullo stesso argomento della vendita del Centro termale di Salsomaggiore che i proprietari consorziati, Comune di Parma, Provincia di Parma, Asp ad Personam e AUSL di Parma, avrebbero voluto vendere con una contestata procedura di asta pubblica comunque conclusasi con l’aggiudicazione di un’offerta nello scorso mese di luglio.

Il Consigliere regionale parmense del Carroccio chiede in modo molto esplicito alla Giunta regionale “se si sente di garantire la regolarità e perfetta legittimità di tutte le operazioni fino ad ora avvenute per l’alienazione del “Centro termale il Baistrocchi” e che l’iniziativa stessa nel suo complesso possa contribuire realmente al rilancio della vocazione sanitaria e termale del comprensorio di Salsomaggiore Terme nonché salvaguardare i tanti posti di lavoro da essa interessati”. Molti sono infatti i dubbi che lo stesso Rainieri continua a nutrire sulla procedura di vendita anche dopo avere consultato gli atti sulla stessa che, scrive nell’interrogazione, gli sono stati dati dall’amministrazione regionale sempre comunque in ritardo rispetto ai tempi previsti dalle leggi e dai regolamenti. Il leghista osserva infatti che le dichiarazioni contenute in una nota del Commissario del Consorzio recapitata con gli atti richiesti, per cui l’alienazione non riguarderebbe solo l’immobile, paiono in palese contraddizione con precedenti dichiarazioni rese dallo stesso commissario e riportate dalla Gazzetta di Parma del 23.10.2015 per cui “questa è meramente l’alienazione di un immobile, non soggetta al codice degli appalti”. La contestazione principale che viene mossa alla procedura è infatti che ad essa non è stata applicata la disciplina del codice degli appalti che prevede che gli aggiudicatari debbano possedere determinati requisiti tecnici e professionali per poter erogare servizi pubblici quali le prestazioni sanitarie termali. Inoltre la stima dell’immobile prevista nel bando per l’alienazione è stata effettuata in assenza della necessaria procedura per la verifica dell’interesse culturale del bene avviata solo dopo la definizione dell’asta pubblica, per cui pare abbastanza evidente che il valore dell’immobile come da bando e oggetto della vendita, non sia quello corretto perché su esso dovrà comunque incidere l’esito della procedura della Soprintendenza dei Beni Culturali. Il Consigliere infine, non ha trovato nel bando riscontro di una disposizione che consentirebbe la variazione della composizione societaria dell’offerente aggiudicatario provvisorio, dall’atto di aggiudicazione provvisoria a quello di aggiudicazione definitiva, come in effetti è avvenuto.

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