Home » Cronaca 1 » Negozi che chiudono: l’allarme di Confcommercio

Negozi che chiudono: l’allarme di Confcommercio

201306141250-800-cessazione_attivita_chiude_negozi-2Confcommercio lancia l’allarme sul rischio desertificazione dei centri storici delle città italiane. E Parma non fa eccezione. L’Ufficio Studi Confcommercio ha preso in esame undici categorie di negozi in 39 comuni italiani di medie dimensioni – dove risiedono sette milioni di abitanti ed è attivo il 12% circa del commercio al dettaglio – scoprendo così che tra il 2008 e il 2015 i negozi in sede fissa sono diminuiti del 15% (-6% nel resto del Paese), ma anche c’è un vero e proprio “boom” del commercio ambulante, accoppiato a una crescita rilevante del turistico-ricettivo.

I risultati sono estremamente interessanti: se da una parte c’è la conferma del calo complessivo, anche se più marcato rispetto al resto d’Italia, del numero di imprese (-3,2% contro -0,1%), dall’altro si notano differenze marcate tra la varie categorie. Così, se il numero di distributori di carburante è sceso di quasi il 30%, nell’altro senso il commercio ambulante è cresciuto del 43,3% e bar, alberghi e ristoranti del 5%. Come ha sottolineato il responsabile dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, ciò conferma che “più che quella turistica, l’Italia ha una vocazione produttiva in termini di ricettività e consumi fuori casa”.

Se si approfondisce poi ciò che succede nei centri storici, si scopre che è più marcata la diminuzione delle attività di commercio al dettaglio in sede fissa (-9,1% contro il -5,7% fuori dal centro), prova provata della desertificazione commerciale in atto visto che nei centri delle nostre città di media dimensione non possono forzatamente esistere, per mancanza di spazio, le grandi superfici. E qui, di nuovo, si scopre un impatto fortissimo, praticamente di supplenza, del commercio ambulante, cresciuto di addirittura il 73,2% nel “cuore” delle città contro il pur rilevante +37,7% delle zone esterne.

Allo stesso tempo, nel centro storico c’è un aumento di alberghi, bar e ristoranti del 10% (+3% fuori), che denuncia il rischio che le zone più centrali si trasformino sempre più in “museo”. Ultimo dato interessante è quello del numero di abitanti per negozio: se a Trento sono quasi 150 e se la media nazionale è di 90, a Lecce il dato scende a 50. Per Bella, questo può significare per il Sud la prospettiva di una ulteriore diminuzione del numero di attività commerciali. Ma allo stesso tempo, per il Mezzogiorno, fa ben sperare il ripopolamento di alberghi, bar e ristoranti nei centri storici, a conferma di una vocazione sempre più accentuata per ricettività e consumi fuori casa.

Andando ad analizzare il dato di Parma, si scopre che tra il 2008 e il 2015 sono sparite definitivamente 192 imprese legate al commercio (-7,2%), delle quali 88 sono negozi del centro storico (-16,8%) su un totale di 181 chiusure registrate nel periodo. Nel 2015, comunque, Parma conta un negozio (fisso e ambulante) ogni 124,7 cittadini residenti. Ed è terza fra le 39 città considerate dallo studio di Confcommercio, dietro Trento (148,5 abitanti per negozio) e Bolzano (142,4).

Confcommercio invita le amministrazioni comunali a puntare di più sulla progettualità finanziata dalla Programmazione europea 2014-2020 per evitare soprattutto i processi di desertificazione dei centri storici.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*