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Università in crollo: 36% immatricolati in meno in 4 anni

Il 36,1% in meno di immatricolati nella nostra università nel lasso di tempo che va dal 2011 ad oggi, questo il dato sconcertante emerso sul Sole 24 Ore, un secondo posto per niente invidiabile nella classifica degli atenei che hanno “perso” più matricole. Un dato allarmante per il nostro ateneo, ma non inaspettato. Da anni l’Unione degli Universitari infatti denuncia la situazione in cui versa la nostra università e in generale la vita dello studente.

Ecco le loro spiegazioni:

Servizi carenti, per nulla a misura di studente e soprattutto non all’altezza delle tasse universitarie – dichiara Enrico Gulluni, coordinatore di UdU Parma – non a caso é di alcune settimane fa la stima dell’Osservatorio Nazionale della Federconsumatori, che ci vedeva in pole position in un altra vergognosa classifica: quella riguardante la tassazione più alta. Gli interventi adottati dall’amministrazione – continua Gulluni – non hanno sortito i risultati previsti, alla base di tutto questo c’è una scarsa considerazione dello studente in ogni declinazione del termine.

Come dimostrano i dati in nostro possesso, dal 2011 ad ora il calo delle immatricolazioni non si è arrestato, attestandosi su quello che ora è il dato del 36,1 % che quantificato in studenti, risulta essere ancor più esplicativo con più di 1800 studenti che il nostro ateneo non ha saputo intercettare. La tendenza negativa dimostra che a livello di amministrazione non ci si è dati le adeguate risposte, e in alcuni casi non sono state poste neanche le giuste domande. Noi, in linea con il nostro ruolo di rappresentanti degli studenti, continueremo a capire quali possano essere le risposte alle esigenze degli studenti, in un contesto, il nostro, in cui chi è deputato a farlo, sembra non abbia nemmeno la voglia di ascoltare le domande”

I fattori che hanno portato a tutto questo sono molteplici. La cittadinanza studentesca, sulla quale non si è mai deciso di puntare seriamente, una città carente nei trasporti, nel servizio mensa, nelle agevolazioni per gli studenti che, di fatto, sono inesistenti. Non da ultimo l’utilizzo del numero programmato locale, contro il quale da anni ci battiamo, molto spesso considerato garanzia di qualità, non ha fatto altro che bloccare sul nascere ogni discussione o dialettica sul tema della didattica.

Non ci dobbiamo sorprendere se l’Italia è uno dei fanalini di coda come numero di laureati in Europa. “Noi chiediamo subito che ci sia un momento di confronto vero su questi problemi con amministrazione comunale, ateneo e regione, condiviso e partecipato dagli studenti, se veramente si vuole fare di Parma una città universitaria, non solo nelle parole ma anche nei fatti. Altrimenti sapremo che, come al solito, si vogliono considerare gli studenti non come una risorsa ma solo come una categoria da sfruttare.” conclude Enrico Gulluni.

 

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