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Lettera dei detenuti AS1 di Via Burla: “No ai detenuti da Padova, non c’è posto neanche per noi”

via-burlaCondizioni di vivibilità già ridotte al minimo, spazi inumani, attività sportive e sociali all’osso. Questa la denuncia dei detenuti del settore AS1 del carcere di Parma, che implorano: “no ai detenuti da Padova, siamo già in troppi”.

LA LETTERA DEI DETENUTI – Alla cortese attenzione: – Capo del DAP dr. Consolo Santi, Provv. Amm. Pen. E.R. dr. Pietro Buffa, Direttore C.R. Parma dr. Carlo Berdini, Ministro della Giustizia on. Andrea Orlando, Garante Regionale detenuti dr. Bruno Desi, Garante comunale detenuti dr. Roberto Cavalieri, Deputati e Senatori eletti dai cittadini di Parma, Volontariato penitenziario di Parma, Organi di stampa, Magistratura di Sorveglianza di Reggio Emilia.

“Alle SS.LL. I nostri cordiali saluti, siamo i detenuti del carcere AS1 del carcere di Parma. Con la presente vogliamo rappresentare noi stessi e nel farlo sentiamo il dovere civico di confermare e avvalorare le notizie riportato sul comunicato stampa emanato dal Garante comunale ( LEGGI ), in data 17 giugno 2015. Attualmente, nella sezione AS1, sono ristretti 28 detenuti, 6 dei quali vivono stipati in celle in cui lo spazio calpestabile per ogni detenuto è inferiore ai 3 mq. Questa condizione rappresenta per loro una forma di degrado fisico e di lesione dei diritti fondamentali garantiti dall’articolo 27 della Costituzione. A tutti è ormai noto che nei prossimi giorni arriveranno – provenienti dal carcere di Padova – altri 15 detenuti AS1.

Il loro arrivo aprirà la voragine dei maltrattamenti ( così è stata definita dalla CEDU – nella sentenza Torreggiani – la condizione di chi è costretto a vivere in uno spazio calpestabile inferiore a 3 metri. Come è notorio, gli istituti di Parma sono stati riclessificati Alta Sicurezza. Delle 6 sezioni 5 sono state catalogate AS3, la rimanente assegnata AS1. Per ragioni organizzative gli spazi lavorativi, culturali, dei rapporti affettivi allo scopo di rafforzare i legami famigliari, nonché l’offerta trattamentale sono stati indirizzati quasi tutti o quasi a valorizzare il percorso rieducativo dei detenuti AS3. Per quanto riguarda noi detenuti AS1 le attività sono limitate ad incontri di 2 ore a settimana, ad un corso su Etica e legalità, cui partecipano 12 detenuti; il qual corso chiuderà il 30 giugno 2015. L’attività dei prodotti da forno – evidenziata nel comunicato stampa del 17 giugno 2015 – è un’iniziativa benefica che 12 di noi hanno deciso di condividere, donando i prodotti alla mensa dei poveri dei Frati Francescani. L’iniziativa ci vede impegnati mezza giornata alla settimana. Del corso di formazione professionale della durata di 300 ore, l’incognita è legata al “se finanziato”.

Infine l’attività sportiva: si trattava di un corso UISP terminato da poco, le cui possibilità di ripresa sono legate ad un futuro finanziamento. Tutte le attività trattamentali, culturali e sportive, poi, sono state sospese lo scorso 13 giugno c.s. e riprenderanno – forse – la deconda decade di settembre. Per tre mesi, dunque, giornate svuotate da ogni attività di formazione significativa. Con un’offerta trattamentale inesistente, l’arrivo di altri detenuti va a peggiorare una situazione già complicata, e ciò implica una regressione trattamentale incolpevole. La legge penitenziaria, infatti, impone alle direzioni degli istituti di pena la compilazione del programma di trattamento per la redazione delle relazioni comportamentali, nel termine stabilito di 9 mesi, e non soltanto in previsione di una concessione di una misura alternativa alla detenzione. I detenuti qui ristretti hanno già scontato dai 20 ai 29 anni di prigione, tutte condanne ostative; 20 di noi, sulla cartella biografica, nella parte in cui è indicata la data del fine pena, si legge 9999.

A nessuno di noi è stato redatto un programma trattamentale. A nessuno di noi è stata indirizzata un’indagine Uepe ( Uffici di esecuzione penale esterna ) allo scopo di elaborare e sottoporre alla Magistratura di Sorveglianza i programmi di trattamento da applicare, verificandone al contempo la corretta esecuzione da parte degli ammessi a tali sanzioni e misure. Strutture, queste, che collaborano con le direzioni allo scopo di far uscire i detenuti meritevoli dopo che questi hanno scontato una parte della condanna in un Istituto Penitenziario.

Se e quando arrivaranno i detenuti da Padova le condizioni di vivibilità interna saranno compromesse, e la ricaduta negativa coinvolgerà tutti, anche studenti universitari, ammalati, soggetti con problemi psichiatrici. Ci siamo resi conto che non esistono diritti certi. Tutto ciò che riguarda le regole e la sicurezza – nel suo aspetto più ossessivo, non in quello logico – diviene automatismo, mentre il Diritto, le garanzie costituzionali, le regole minime per il trattamento dei detenuti con le quali gli organismi internazionali tutelano l’integrità psico-fisica e la dignità dei detenuti, sono nei fatti oscurate, poiché si ritiene più conveniente riempire di antidepressivi piuttosto che riflettere e lavorare sulle cause ne determinano la necessità, sulla debolezza etica di certe leggi e delle pratiche che ne derivano e che ne fanno aumentare il vuoto di responsabilità. Chiediamo, dunque, alle SS.LL. di scongiurare il piano di trasferimento dei detenuti AS1 dal carcere di Padova. Chiediamo che la vostra attenzione possa tramutarsi in sensibilità civica, poiché voltar lo sguardo davanti all’ inumanità di una pena così sofferta equivale a un ulteriore aggravio della pena stessa, ad un gravissimo smarrimento del diritto e delle idee di Giustizia ed Equità. Con profonda riconoscenza”.

Seguono le 27 firme di Antonio D.G., Domenico F., Giuseppe B., Vito M., Enzo D.B., Domenico T., Corrado F., Roberto R., Gianfranco R., Domenico M., Gioacchino N., Giovanni A., Ciro S., Giovanni M., Gaetano B., Andrea G., Antonio S., Luigi C., Antonio A., Antonio R., Salvatore B., Giuseppe P., Giovanni D., Ciro P., Aurelio C., Fioravanti B., Pietro V.

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