Una poltrona dalla forma scultorea può funzionare molto bene in un soggiorno essenziale e risultare fuori misura pochi metri più in là; una sedia progettata da un autore importante non diventa automaticamente la scelta corretta per un tavolo utilizzato ogni giorno; uno specchio fortemente decorativo può valorizzare una parete oppure entrare in competizione con colori, opere, lampade e altri complementi.
C’è una grossa differenza differenza tra acquistare un singolo oggetto interessante e costruire un ambiente riuscito. La storia del design, del resto, mostra quanto forma e funzione siano strettamente collegate: il Museum of Modern Art, affrontando specificamente il progetto della sedia, ricorda che proprio nelle sedute il corpo umano diventa una vera unità di misura e che materiali, tecnologie produttive e destinazione d’uso condizionano inevitabilmente il risultato. Nella casa contemporanea questa considerazione è ancora più importante, perché gli ambienti devono spesso assolvere funzioni diverse e convivere con metrature non sempre generose. L’arredamento di design funziona meglio quando viene considerato parte dell’architettura domestica, non come una collezione di oggetti da esporre.
Prima del designer vengono spazio, proporzioni e percorsi di passaggio
Il nome di un progettista può raccontare la storia di un prodotto, ma non determina la sua compatibilità con una stanza. Prima dell’acquisto occorre misurare. Significa verificare larghezza e profondità del mobile, altezza dello schienale di una poltrona, diametro di un tavolino, distanza dalle porte, ingombro necessario per estrarre una sedia dal tavolo e spazio effettivamente disponibile nei percorsi utilizzati ogni giorno. La proporzione riguarda infatti almeno tre rapporti differenti: quello tra oggetto e stanza, quello tra i diversi mobili e quello tra mobili e persone. Una seduta molto bassa accanto a un divano alto può apparire casuale; un tavolino troppo piccolo rischia di sembrare accessorio e poco utile, mentre uno sovradimensionato può ostacolare il passaggio. Allo stesso modo, una libreria dalle forme complesse può essere interessante sulla pagina di un catalogo ma diventare opprimente se collocata contro una parete già occupata visivamente da porte, quadri e apparecchi tecnologici. Le indicazioni utilizzate nell’interior design sulla distribuzione tra spazio pieno e spazio libero non devono essere interpretate come formule matematiche obbligatorie, ma aiutano a comprendere un principio concreto: una stanza ha bisogno anche di superfici non occupate perché mobili e persone possano convivere senza attrito.
Alcune guide professionali utilizzano come riferimento indicativo una proporzione prossima al 60% di superficie occupata e 40% libera, ricordando soprattutto che scala e proporzione fra gli elementi contano più della loro dimensione presa isolatamente. Un mobile importante, quindi, può trovare posto anche in un ambiente contenuto, purché abbia intorno spazio sufficiente e non costringa a continui slalom domestici.
Creare punti di interesse senza trasformare la stanza in uno showroom
Uno degli errori più frequenti nell’inserimento di pezzi fortemente caratterizzati consiste nell’attribuire a ogni elemento il compito di attirare l’attenzione. Una poltrona di stile, quattro sedie molto elaborate, un tappeto grafico, uno specchio dalla cornice importante, un tavolino dalla forma insolita, una lampada decorativa e una serie di vasi possono essere individualmente convincenti e produrre, insieme, un ambiente privo di gerarchia.
Quando tutto vuole essere protagonista, nessun oggetto riesce davvero a esserlo. Anche il dibattito recente nell’interior design ha riportato l’attenzione sulla necessità di selezionare pochi elementi focali e lasciare che il resto dell’arredo svolga una funzione di raccordo. Un criterio pratico consiste nel decidere quale elemento debba essere percepito per primo entrando nella stanza. Potrebbe essere una poltrona, un tavolo, una libreria oppure un grande specchio. Gli altri pezzi non devono necessariamente essere anonimi, ma possono riprendere una tonalità, una finitura, una geometria o un materiale senza replicarne l’intensità. Le sedie intorno a un tavolo importante possono avere un disegno più controllato; una poltrona colorata può convivere con un divano dalla forma semplice; un vaso molto figurativo risalta maggiormente su un mobile lineare rispetto a una superficie già carica di decorazioni. Anche il tappeto ha un ruolo strutturale: non è soltanto una macchia cromatica, perché può delimitare la zona conversazione e collegare visivamente divano, poltrone e tavolino. La misura è determinante: un tappeto troppo piccolo tende a separare gli elementi invece di riunirli, mentre una superficie adeguata permette almeno alle parti anteriori delle principali sedute di appartenere allo stesso campo visivo.
La selezione di arredamento di design proposta da Crotti Lampadari
Crotti Lampadari affianca all’illuminazione una sezione dedicata all’arredamento di design che comprende oltre trecento prodotti e categorie molto differenti: divani, poltrone, pouf, sedie, tavoli e tavolini, complementi d’arredo, vasi, tappeti, librerie, specchi e cuscini. Tra i marchi filtrabili nello shop online compaiono Alma Design, Bover, Foscarini, Gufram, Kartell, Meritalia, Moooi, Qeeboo, Seletti e Sturm Milano.
Crotti Lampadari propone una combinazione di brand che permette di affrontare il progetto domestico con registri molto differenti, dalle forme relativamente essenziali agli oggetti apertamente figurativi. Proprio questa varietà rende utile adottare un criterio di selezione più preciso del semplice riconoscimento del brand. Nel catalogo, per esempio, i Componibili Classic di Kartell progettati da Anna Castelli Ferrieri rappresentano un piccolo mobile contenitore modulare dalla geometria facilmente inseribile in contesti differenti. Sul versante decisamente più espressivo compaiono invece prodotti Qeeboo come il tavolino Pako di Stefano Giovannoni, realizzato in polietilene, oppure la Rabbit Chair. Sono oggetti che richiedono maggiore attenzione nella composizione proprio perché possiedono una presenza figurativa evidente. La selezione permette quindi di lavorare non soltanto sulla categoria merceologica, ma sul diverso grado di intensità estetica che ciascun pezzo introduce nella stanza.
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