Un nome che stiamo ripetendo come fosse un mantra: Mohamed Jella. L’uomo di cui a Parma tutti parlano da quando, domenica, dove aver, secondo le ricostruzioni, massacrato di botte, fino a ucciderla, Alessia Della Pia, ha fatto perdere le proprie tracce.
Oggi ricercato, su di lui pende un’accusa di omicidio volontario, Jella, un nome una garanzia, vanta una fedina penale che è un distillato di crimini ed è ben noto alle forze dell’ordine.
Le sue gesta iniziano che è ancora ben minorenne: prima rapina con lesioni gravi a 15 anni, ne segue una condanna con annesso decreto di espulsione. A 18 anni, scoperto clandestino, patteggia un anno di carcere. E secondo decreto di espulsione.
Nel 2008, a 21 anni, colleziona una serie di condanne definitive per droga, danneggiamento, resistenza, lesioni, porto di armi improprie, così come nel 2011 e nel 2012, sempre per lesioni, e poi oltraggio e rissa.
Nel 2011, in Piazzale della Pace, in marzo, picchia e deruba una connazionale che in bicicletta attraversava il parco in bicicletta: rintracciato e riconosciuto, denunciato, sette mesi dopo, ecco la condanna a tre anni e otto mesi di carcere, scontati a Modena prima e Ferrara poi.
Uscito lo scorso settembre, con tanto di decreto di espulsione (leggi), Jella, a cui Alessia Della Pia è sempre rimasta accanto, andandolo a trovare in carcere, sostenendolo e aspettandolo, è tornato a Parma.
Fermato il 22 settembre per un fermo di identificazione, e trovato privo di documenti, è stato denunciato di nuovo il 2 dicembre, quattro giorni prima di massacrare la donna che viveva per lui, per spaccio, oltraggio e ricettazione: era in possesso di una bici rubata e di una piccola dose di roba.
Le foto mostrano come la vita di strada e il tempo abbiano cambiato il volto di Jella, descritto senza denti da chi lo ha visto di recente. La prima, è la più recente e può essere utile all’identificazione.
In entrambi i casi, Jella non aveva un documento che ne consentisse la permanenza in Italia, ma il sistema della giustizia, al collasso, non è riuscito a espellerlo: invitato a presentarsi all’Ufficio Immigrazione per l’espulsione, il 28enne tunisino non lo ha mai fatto.
E, coi centri di espulsione per stranieri pericolosi sempre stracolmi (5 in Italia, Roma, Bari, Trapani, Torino e Caltanisetta) e le ambasciate estere che difficilmente collaborano al rimpatrio di soggetti pericolosi, lui è rimasto a spasso per Parma.
Dove è tutt’ora, dopo aver (probabilmente, ancora non è stato condannato e ha dritto alla presunzione d’innocenza) massacrato di botte la sua donna: forse nascosto da qualche amico dei bassifondi della delinquenza, in attesa di fuggire, una volta che le acque si saranno calmate.
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un altro criminale a piede libero con la complicità delle istituzioni!!