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Piazza Garibaldi, nuova vita per l’Ex Cobianchi – FOTO

Nei primi decenni del Novecento, l’ingegnere bolognese Cleopatro Cobianchi ebbe un’intuizione rivoluzionaria per l’epoca: creare una rete di alberghi diurni sotterranei nelle principali città italiane (come Milano, Bologna, Torino e Padova).

L’obiettivo era duplice: offrire servizi igienici e di cura personale d’eccellenza a viaggiatori e cittadini, non impattare sull’architettura storica in superficie, sfruttando il sottosuolo delle piazze principali.

A Parma, l’inaugurazione avvenne nel 1925. L’accesso fu ricavato sotto Piazza Garibaldi. L’Ex Cobianchi di Parma non era un semplice bagno pubblico, ma un vero e proprio salotto sotterraneo in stile Liberty (Art Nouveau). Chi scendeva le scale si trovava immerso in un ambiente lussuoso e all’avanguardia, caratterizzato da:

  • Servizi offerti: Bagni pubblici, docce, vasche termali, un barbiere, un parrucchiere per signora, un servizio di manicure/pedicure, una lavanderia e stireria rapida, e persino un deposito bagagli.

  • Estetica raffinata: Rivestimenti in preziosa ceramica bianca e azzurra, pavimenti in graniglia, specchi molati, dettagli in ferro battuto e arredi in legno pregiato.

  • Innovazione tecnologica: Sistemi di ventilazione e riscaldamento modernissimi per l’epoca, che garantivano un ambiente salubre e privo di umidità nonostante la posizione sotterranea.

Per decenni, il Cobianchi è stato un punto di riferimento per i parmigiani e per i commercianti che frequentavano il centro.Con il secondo dopoguerra e il progressivo boom economico degli anni ’50 e ’60, le case private iniziarono a essere dotate di bagni moderni e acqua corrente. La necessità di frequentare gli alberghi diurni svanì rapidamente.

Il Cobianchi di Parma subì un lento declino, riducendo progressivamente i servizi fino alla sua chiusura definitiva tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Poi, sede di associazioni. Infine, della Sip con le cabine telefoniche.  Quando le porte vennero sbarrate il recesso sotterraneo cadde nell’oblio, diventando una sorta di “capsula del tempo”.

Dopo decenni di abbandono, infiltrazioni e polvere, il Comune di Parma e diverse associazioni locali hanno promosso la ristrutturazione e il recupero di questo gioiello sotterraneo.

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