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Riaprono le porte del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma


Riaprono le porte del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, con una ripresa delle attività didattiche in presenza parziale e progressiva, nella massima tutela di tutti gli studenti, i docenti, il personale e i visitatori.

Dopo un accurato lavoro per assicurare il rispetto dei protocolli e dei dispositivi nazionali e regionali, la vita dell’Istituto di Alta Formazione Artistica e Musicale riprende dunque con accessi regolati e contingentati e un rigoroso sistema di prenotazioni che garantirà il distanziamento ed eviterà gli assembramenti.

Si tratta di un primo banco di prova per un’ulteriore apertura autunnale, che verrà programmata in base al progredire della situazione sanitaria e che si auspica ampia ed inclusiva per tutti.

Ad essere riaperte, già a partire dal 24 giugno saranno una parte delle aule (compresi Auditorium del Carmine e Sala Verdi), che risultano a norma in quanto in grado di garantire un distanziamento di sicurezza, un’idonea areazione naturale e accessi sufficientemente ampi.

A partire da luglio si potranno svolgere in presenza, su richiesta dello studente, gli esami di diploma e alcuni esami di prassi esecutive della sessione estiva. La commissione potrà assistere alle prove anche in modalità mista, vale a dire con alcuni docenti in presenza e alcuni collegati tramite internet.

Per gli strumenti a fiato e per il canto, i diplomi si potranno per il momento svolgere esclusivamente all’aperto, con barriere protettive; saranno inoltre consentite le esercitazioni preparatorie agli esami. Gli uffici continueranno a lavorare con prevalenza di smart working.

A fianco dell’attività didattica in presenza, il Conservatorio di Parma continuerà comunque a offrire la possibilità di seguire lezioni e tenere esami in modalità online, attraverso il sistema della didattica a distanza, per consentire a tutti gli studenti, sia in Italia che all’estero, di portare avanti il proprio percorso formativo.

Questo sarà il modello anche per la “fase 3”, da settembre in poi, come prefigurato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, con il fortissimo auspicio che la curva pandemica consenta sempre più un ritorno alla normalità per un musicista: far musica insieme e dal vivo.

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