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Piccoli imprenditori: un aiuto dalla Legge Salvasuicidi sul sovraindebitamento

Una parte importante del tessuto economico italiano è fondata sulle piccole imprese e sui professionisti. A causa della crisi economica di questi ultimi anni, però, un numero sempre maggiore di piccoli imprenditori ha serie difficoltà a ripagare il proprio debito e cade in situazioni di sovraindebitamento, che purtroppo a volte li portano a compiere gesti estremi.

Iniziali difficoltà di cassa, banche che restringono il credito, fornitori pagati in ritardo, l’arrivo delle prime sollecitazioni dai legali dei creditori. Si arriva così alla crisi: decreti ingiuntivi e pignoramenti. Se ho debiti da pagare, ma non ho possibilità di avere liquidità o beni facilmente vendibili in tempi brevi, l’azienda può essere considerata sovraindebitata. Da non sottovalutare poi l’aspetto psicologico dell’imprenditore in difficoltà: preoccupazioni e stress sempre crescenti che spesso non fanno valutare i passi e le azioni da compiere nel modo giusto.

In loro aiuto c’è la Legge 3 2012 sul sovraindebitamento. Poter gestire la crisi del debito attraverso procedure che tutelano il debitore e la piccola impresa, è una condizione di grande vantaggio: non solo per il soggetto indebitato ma anche per i creditori e per l’economia in generale. Infatti, quando la procedura di sovraindebitamento permette di trovare un accordo sostenibile, i creditori possono riavere almeno una parte del proprio credito. Invece, di solito, a seguito della crisi, viene cessata l’attività e anche i creditori rimangono senza nessuna soddisfazione.

La Legge 3 2012 si applica agli imprenditori non fallibili, vale a dire all’ampio mondo dei professionisti, alle aziende agricole e alle start up innovative. Si applica anche a tutte le imprese commerciali (snc, srl, sas ecc..) sotto soglia, vale a dire quelle che negli ultimi tre anni hanno avuto un fatturato minore di euro 200.000 per ogni annualità, un debito inferiore a euro 500.000 e un patrimonio aziendale inferiore ad euro 300.000. In sintesi, per accedere alla normativa sul sovraindebitamento per i professionisti basta tale qualifica, mentre per le piccole imprese è necessario rispettare parametri stringenti che non possono essere derogati.

Con queste premesse sarà necessario valutare compiutamente la situazione del debitore, e verificare quale proposta è possibile fare ai creditori. La proposta potrà essere in continuità (pago una parte del debito con il reddito della mia attività) ovvero liquidatoria, cioè volta a soddisfare i creditori attraverso la vendita dei beni del debitore. A tal fine è prevista la possibilità di due procedure distinte e con scopi diversi, denominate “Accordo di composizione della Crisi” e “Liquidazione del Patrimonio”. In ogni caso entrambe queste procedure hanno il fine di ottenere l’esdebitazione, ovvero la cancellazione del debito che il professionista o l’imprenditore non ha pagato, offrendo al debitore la possibilità di ripartire senza l’onere di un debito che comunque non era possibile pagare.

Matteo Arata, presidente di Piano Debiti, società specializzata nell’assistenza al ricorso alla Legge 3 2012, sottolinea che “anche in questo caso la procedura di sovraindebitamento presenta alcuni aspetti molto tecnici ed è fondamentale che il soggetto sovraindebitato si rivolga a professionisti specializzati. Uno sforzo necessario per raggiungere l’obiettivo di risolvere il problema del debito e tornare ad una vita serena per sé e per la propria famiglia.”

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