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Sovraindebitamento: aiuto grazie alla Legge “Salva Suicidi”, ecco cos’è

 

Negli ultimi anni il termine sovraindebitamento è diventato di uso comune. Ma a cosa si fa realmente riferimento quando si parla di sovraindebitamento?

E’ stata la Legge 3 2012, resa poi operativa nel 2014, ad introdurre questo concetto nell’ordinamento giuridico italiano. Il sovraindebitamento è la difficile situazione di coloro, consumatori o piccole imprese, che non riescono a pagare i propri debiti a causa di uno squilibrio tra le disponibilità economiche ed i debiti da pagare.Viene quindi considerato sovraindebitato colui che per motivazioni di qualsiasi natura non riesce a far fronte ai debiti e non dispone di “patrimonio prontamente liquidabile” per onorare il debito scaduto. E’ sovraindebitato anche il soggetto che non sarà in grado di pagare in breve termine. Ad esempio un dipendente che avesse sempre pagato la rata del mutuo, se licenziato, potrà accedere alle procedure di sovraindebitamento se non ha risorse per pagare le rate future.

Si parla quindi di esdebitazione ovvero di cancellazione del debito non onorato.

Questa opportunità non va intesa come una sanatoria del debito. E’ la possibilità per chi ha troppi debiti di pagare quanto gli è possibile, in relazione alla propria situazione di reddito, patrimonio e carico familiare. L’approccio è quindi di equilibrio tra i diritti del debitore ad una vita dignitosa e quella dei creditori di ottenere almeno una parte di quanto dovuto dal soggetto sovraindebitato.

 

La procedura è riservata ai soggetti non fallibili, che sono: consumatori (dipendenti pensionati e inoccupati), piccole imprese non fallibili (cioè con un fatturato inferiore a 200.000 euro annui), aziende agricole di tutte le dimensioni, professionisti iscritti ad albi e ruoli, start up innovative ed enti no profit.

I principali presupposti per l’accesso prevedono che il debitore sia in stato di sovraindebitamento, che sia un soggetto non fallibile, che non abbia posto in essere atti di frode verso i creditori (quindi che non abbia volutamente sottratto beni o denaro, occultandolo ai creditori).

La norma prevede tre distinte procedure molto diverse tra loro. Tutte sono finalizzate all’esdebitazione del debitore che ha contratto troppi debiti rispetto alle proprie possibilità attuali:

  • Il Piano del consumatore è, come dice il nome stesso, riservato al consumatore meritevole, che può ottenere maggiori vantaggi rispetto alle altre categorie. Per meritevole si intende – semplificando – colui che è diventato sovraindebitato a seguito di un problema improvviso, come ad esempio il licenziamento, una malattia, il divorzio, una calamità.
  • L’accordo con il debitore è aperto a tutte le categorie di debitori, e di fatto è un “piccolo concordato”. Viene fatta un’offerta di pagamento parziale ai creditori i quali se la accettano per almeno il 60% si “accontenteranno” della proposta di stralcio del debito proposta.
  • La liquidazione del patrimonio è invece riservata a coloro che non possono fare una proposta ai creditori ma vogliono comunque liberarsi di debiti che non possono pagare. Anche in questo caso semplificando, verranno venduti tutti i beni di valore del sovraindebitato e il ricavato distribuito ai creditori. Dopo quattro anni, il debitore potrà chiedere che il debito non pagato venga cancellato – esdebitazione – e ritornare ad una vita normale e serena.

È possibile accedere alla legge in ogni fase della “crisi del debito”. Si potrà chiedere un accordo con i debitori sia quando iniziano i primi problemi di pagamento (di solito la cosa più vantaggiosa) che nel caso in cui ormai i creditori abbiano aggredito il proprio patrimonio, o quello dell’azienda, con pignoramenti, aste immobiliari o trattenute sullo stipendio.

Spesso questa legge viene chiamata salva suicidi, si tratta ovviamente di una semplificazione giornalistica, che non deve far dimenticare che si tratta di una vera e propria procedura concorsuale. Pertanto serviranno professionisti specializzati e un serio percorso con il tribunale competente per raggiungere l’obiettivo di vedersi cancellare i debiti non pagabili.

La procedura di sovraindebitamento è tecnicamente una piccola procedura concorsuale, da presentarsi presso il tribunale di residenza. Non è una bacchetta magica che farà di colpo sparire i debiti, ma se ci sono le condizioni, in alcuni mesi si può ottenere l’approvazione di un piano che riporti il debito a quanto è possibile pagare, e ritrovare la serenità all’interno della famiglia e del proprio lavoro.

In concreto, consiste nella presentazione di una proposta ai creditori, insieme ad una serie di documenti sulla propria situazione personale ed economica, che deve prima essere “attestata” da un Organismo di Composizione della Crisi (OCC). In parole povere, un soggetto predisposto, l’OCC, deve verificare che il piano proposto sia sostenibile, i dati siano veritieri e siano forniti tutti i documenti necessari.

Se la procedura viene ammessa ed approvata il debitore dovrà eseguire quanto previsto dall’omologa del giudice e se ciò avverrà nei modi e nei tempi previsti, sarà libero del debito non pagato.

Matteo Arata, presidente di Piano Debiti, sottolinea che “comprendere che per uscire dai debiti serve un aiuto è il primo passo per risolvere la situazione. Il secondo passo è avere aspettative ragionevoli e l’aiuto di un esperto di procedure di sovraindebitamento, che ben conosca la legge e che possa dimostrare di aver portato a termine con successo altri casi. Sarà il consulente a predisporre quanto necessario e a sottoporre all’OCC la proposta di risanamento delle posizioni debitorie. Sappiamo bene che il debitore in difficoltà è in una difficile condizione psicologica, pressato dai debiti e spesso in gravi difficoltà economiche. C’e l’ansia per il futuro dei propri familiari, per il destino della propria azienda o della casa, la preoccupazione di non farcela e di cadere in una spirale senza fondo. Dare un aiuto al debitore per risolvere la sua situazione significa prima di tutto ascoltarlo e fornire un primo consiglio onesto e trasparente. Anche dicendo serenamente “non si può fare” se pensiamo che la Legge 3 2012 non sia la soluzione giusta.”

 

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