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4-3-43: buon compleanno, Lucio In dieci canzoni

di Francesca Devincenzi

A farsi gli auguri, ci aveva pensato da solo,  scrivendo una canzone nata “Gesubambino” censurata a Sanremo ma rimasta nella storia. A dargli l’ultimo addio, ci ha pensato la sua Bologna,  cinque anni or sono, in San Petronio, dopo che un infarto se l’era portato via a 69 anni meno tre giorni.

Ma è come se Lucio Dalla non se ne fosse andato mai, reso immortale dalla sua musica, dalle sue parole, dal suo essere Lucio.

Ottimista e di sinistra, come la prostituta della sua celebre Disperato Erotico Stomp, talmente laico dal finire con l’essere profondamente credente, pieno di contraddizioni ma lineare nella sua complessità, Lucio Dalla non è etichettabile.

Rimasto orfano di padre a sette anni, per poi descriverlo in “Come è profondo il mare”: <<Babbo, che eri un gran cacciatore di quaglie e di fagiani…”, e ricordarlo raccontando “avevo sette anni… Provai la sensazione struggente di una perdita che mi consentiva di dire a me stesso con pietà e tenerezza: da oggi sei solo come un cane…così ho imparato a fare della mia vita un modello di solitudine, cioè a cercarmela, a organizzarmela, a viverla, questa mia solitudine, come un momento di benessere profondo, necessario per una corretta lettura dell’esistenza>>, impara la musica suonando un clarinetto.

Poi, le esperienze con Rheno e Flippers, fino alla svolta nel 1963, quando Gino Paolo lo convinse alla carriera solista. Nel 1971, il successo: l’Italia apre le orecchie su un giovane gorgheggiante, con un stile un po beat e assolutamente unico, nuovo, non classificabile.

Nel 1973 inizia il “periodo Roversi”, quello dei capolavori poetico – politici, come  Mela da scarto, sulla delinquenza minorile, Le parole incrociate, sugli eccidi di stato post-unitari,  Carmen Colon, sui casi di cronaca nera,  l’irridente La Borsa Valori la struggente Tu parlavi una lingua meravigliosa.

Nel 1977, Dalla è di nuovo solo. Libero, sincero, vero alla noia e allo spasimo, “divorzia” da Roversi. E si scopre paroliere. Arriva Anna e Marco, Futura, L’Anno che verrà. 

Poi le collaborazioni con Ron, e con De Gregori. I magnifici Banana Republic. La nascita degli Stadio, all’alba degli anni ’80. Il divorzio, dalla sua stessa creatura.

E arriva Caruso, un capolavoro assoluto.

E la crescita artistica e umana continua, passa per l’amicizia e la collaborazione con Gianni Morandi, bolognese pure lui. Arrivano gli anni ’90, Attenti al Lupo.  Nel 1996 la svolta pop, Canzone, scritta con Samuele Bersani. E Ayrton, che porta il nome dell’indimenticato Senna.

Nel 1998, un novo matrimonio con il vecchio amore, Roversi.

Nel giugno dello stesso anno, va in scena un importante spettacolo, scritto dal poeta bolognese nel 1974, dal titolo Enzo re, con musiche dello stesso Dalla. L’avvenimento, in collaborazione con l’università di Bologna, farà da preludio a tutta una serie di eventi che si susseguiranno nel 2000, quando la città emiliana sarà proclamata, per quell’anno, Capitale europea della cultura.

L’opera, che tratta della storia di Re Enzo, figlio di Federico II di Svevia, e della sua cattura da parte dei cittadini bolognesi, è inscenata per lo più da vari studenti universitari e da alcuni attori di fama come Ugo Pagliai e Paolo Bonacelli, con incastonate alcune canzoni eseguite dallo stesso Dalla.

Nel 1999 la Laurea Honoris Causa dall’università di Bologna in “lettere e filosofia”, nel settembre dello stesso anno (esattamente il 9/9/99) pubblica Ciao (200 000 copie vendute in poco più di una settimana e doppio disco di platino), dove riscuote successo l’omonima canzone. In merito al nuovo disco, oltre a Ciao sono da ricordare brani quali What a Beautiful Day, Trash e altri di natura più intimista come Non vergognarsi mai, Là e Scusa. Vi è pure un rifacimento della sua vecchia 1999, simbolicamente reincisa per salutare la fine del millennio: e il tour, fa il tutto esaurito.

Con il nuovo secolo, Lucio si mette alla prova tra pop e lirica. Arriva Luna Matana, collaborazioni con Gianluca Grignani e Carmen Consoli.  Arriva “Kamikaze”, che molti vedono legata all’11 settembre.

Il tempo scorre, e rimette insieme due artisti geniali, politici e poeti, cantanti e musicisti. Due anime pure, Dalla e De Gregori. Arriva Questo Amore. 

Il testamento musicale, l’ultimo album in vita.

Non voleva morire, non pensava di morire. Se ne è andato in una notte di marzo, alla vigilia del compleanno, lasciando un testamento convulso di arte musica e poesia.

Le sue passioni, la sua bellezza. Se ne è andato lasciando una scia di canzoni che lo hanno reso immortale.

Allora Buon Compleanno, Lucio. Ovunque tu sia, canta per noi, ancora un pò.

 

 

 

 

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