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Panama Papers, c’è anche Emanuela Barilla

“Emanuela Barilla, Adriano Galliani, il miliardario Stefano Pessina. E poi società riconducibili a Silvio Berlusconi e Flavio Briatore”. Sono alcuni degli altri 100 nomi di imprenditori italiani che spuntano dai documenti riservati dello studio Mossack Fonseca e che domani saranno pubblicati dall’Espresso, come anticipato anche oggi da Repubblica.

Putin, informazioni sui conti off-shore sono corrette

– Le informazioni contenute nei Panama Papers riguardo ai conti off-shore di Sergei Roldugin “sono corrette” e dunque “non ci si può rivolgere al tribunale”. Lo ha detto Vladimir Putin durante la diretta col paese rispondendo a una domanda. “I documenti – ha aggiunto – sembrano redatti più da giuristi che da giornalisti”. Roldugin, ha sottolineato Putin, “ha speso più di quanto avesse” per acquistare strumenti musicali per la nazione. Sergei Roldugin non ha più nulla, ha speso tutto e anzi deve ancora dei soldi: si vede chi sono i mandanti di questa operazione, le ‘orecchie’ americane, la holding che possiede il giornale Süddeutsche Zeitung è di Goldman Sachs, banca americana, e più si avvicineranno le elezioni più si moltiplicheranno attacchi mediatici”, ha aggiunto Vladimir Putin durante la diretta con la nazione.

Nel nuovo articolo sui Panama Papers il settimanale Espresso anticipa che rivelerà una seconda lista di italiani con i soldi offshore. “Sono 100 in tutto, imprenditori, professionisti, manager di ogni parte d’Italia”, scrive il caporedattore del settimanale Vittorio Malagutti.

“Tra le carte panamensi emerge tra l’altro il nome della Sport Image international delle Isole Vergini britanniche, una società della galassia di Silvio Berlusconi che una ventina di anni fa finì al centro di un’indagine giudiziaria per i pagamenti in nero ad alcuni calciatori del Milan, da Ruud Gullit e Marco Van Basten”, spiega. “Come amministratori della Sport Image, fondata nel 1989, sono indicati Adriano Galliani e altri due manager a quell’epoca targati Fininvest: Giancarlo Foscale e Livio Gironi. Struie invece, è una cassaforte, anche questa creata da Mossack Fonseca, di cui si sono serviti sia il leader di Forza Italia sia Flavio Briatore (benché i loro nomi non compaiano direttamente nelle carte panamensi). A metterla a loro disposizione fu l’avvocato britannico David Mills, creatore del sistema offshore da 775 milioni di euro per conto del capo della Fininvest”.

L’Espresso “ha ricostruito anche gli affari offshore di altri personaggi molto conosciuti dell’economia come Emanuela Barilla, azionista del gruppo del Mulino Bianco insieme ai fratelli Guido, Luca e Paolo. Dalle carte di Mossack Fonseca risulta che Emanuela Barilla ha costituito nel 2014 una offshore con sede alle Isole Vergini Britanniche, la Jamers international”. I Panama Papers, aggiunge Malagutta, rivelano anche che Stefano Pessina, manager dell’industria farmaceutica mondiale, “insieme alla compagna Ornella Barra, controlla una offshore con un’insegna quantomeno originale. Si chiama Farniente holding”.

Briatore, ‘società operano legittimamente’ – ”Flavio Briatore, cittadino iscritto all’A.I.R.E. da oltre 30 anni, opera legittimamente con Società in tutto il mondo che pagano le tasse nei Paesi in cui gestiscono gli affari”. Lo spiega una nota dell’imprenditore a commento delle indiscrezioni stampa sulla vicenda Panama Papers. ”La documentazione della Società Struie è stata fornita spontaneamente alla Procura di Milano fin dal 2005, che ne aveva necessità nella indagine Mills. Ovviamente alcuna censura è stata mossa, né fiscale né personale per Briatore ed il Trust di cui è beneficiario, attesa la legittimità della operatività della Società”, conclude il comunicato

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